La storia è quella di Max Perkins (Colin Firth), l’editor che negli anni Venti contribuì alla scoperta di scrittori come F. Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway e Thomas Wolfe. Nel ruolo di Aline Bernstein, Kidman interpreta la parte dell’avvenente costumista teatrale (nella realtà aveva 20 anni più di lui) amante di Thomas Wolfe (Jude Law).

Il collo di pelliccia, le scarpe Charleston, un tocco di lamè. Così Nicole Kidman compare in Genius (nelle sale dal 10 novembre), il film di Michael Grandage che porta indietro la memoria all’età del Jazz e al suo stile libero e scintillante.
La storia è quella di Max Perkins (Colin Firth), l’editor che negli anni Venti contribuì alla scoperta di scrittori come F. Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway e Thomas Wolfe. Nel ruolo di Aline Bernstein, Kidman interpreta la parte dell’avvenente costumista teatrale (nella realtà aveva 20 anni più di lui) amante di Thomas Wolfe (Jude Law).

Al di là dei cappottoni di panno e dei cappelli borsalino di Colin Firth e Jude Law, la moda d’inverno si è lasciata incantare dalle linee scivolate e svelte, dagli scintillii e dalle pellicce di quel decennio. Era il momento in cui, raccontava Irene Brin: “un grosso filo di perle giapponesi, un fiore apoplettico sulla spalla, un fazzoletto di chiffon legato al polso o un triangolo di seta annodato sulla giacca sportiva, costituivano i soli ornamenti ammessi dalle donne. Le milionarie stesse si facevano confezionare dalle cameriere personali robe-chemises spoglie. Stagione per stagione le donne si innamoravano della loro libertà”.

Adesso, accanto agli abiti luccicanti di Peter Dundas per Roberto Cavalli e agli avvolgenti cappotti di Chanel e Valentino, il decennio più scatenato del Novecento viene riportato in auge da vestiti essenziali decorati con motivi ”grafici” alla Sonia Delaunay come quelli di Salvatore Ferragamo, Boss Woman e Sportmax.

Un revival, quello degli anni Ruggenti, già annunciato dalla mostra “Jazz Age. Fashion & Photographs” (Londra, Fashion and Textile Museum, fino 15 gennaio 2017). Accostando a più di 100 pezzi provenienti dalla collezione di Cleo e Mark Butterfield — proprietari di una delle maggiori raccolte britanniche di abiti — celebri scatti di fotografi come Cecil Beaton, Man Ray e James Abbe, l’esposizione mette in luce, racconta la curatrice Dennis Nothdrufr: “quanto la moda femminile di questo decennio fosse il riflesso dei cambiamenti sociali e culturali. Un’inesauribile possibilità di scelta permise allora alla donna moderna una opportunità senza precedenti per esprimere se stessa”.

L’attrazione per gli anni Venti continuerà anche l’anno prossimo, visto che a febbraio i Musei San Domenico di Forlì dedicheranno alle diverse espressioni artistiche di questo decennio l’esposizione “Art Déco — Gli anni ruggenti in Italia” (11 febbraio — 18 giugno 2017). Attraverso un percorso multidisciplinare tra ceramiche, vetri, abiti e tessuti, verranno esposti capolavori di artisti come Galileo Chini, Vittorio Zecchin, Fortunato Depero e Felice Casorati. Tutte opere che, per molti versi, hanno anticipato l’affermazione del design italiano.

Fonte

Sofia Gnoli La Repubblica